Damiano Ricciato - "pittore allegorico"


Non deve trarre in tentazione il lettore, la titolazione "Damiano Ricciato, pittore allegorico". Ricciato è un artista della tavolozza ad olio, che nell'incanto segnico dei ritmi e dei colori, trasfonde il suo animo profondamente innamorato per questa "musa", tanto eccelsa quanto nata con le origini umane.
Ma, intenzionalmente, ho accostato all'artista l'aggettivazione "allegorico", non perché il suo "to paint" sia l'allegoria, né d'altronde una sua esclusiva invenzione, quanto perché ad un esame severo (come spetta d'altronde anche al pubblico) si manifesta una preponderanza psicologica nell'iter artistico del Ricciato, il quale intende trasporre sulla tela fatti e miti anche di altri secoli, oltre che emblemi e figure animate della nostra epoca, in trasparente "allegoria", che non necessariamente diventa messaggio ad ogni costo, ma sempre si rivela con palmare sincerità come tratto, sospiro e desiderio di elevazione poetica.
E' difficile - potrei già concludere provvisoriamente - intendere l'arte come responsabilità senza intenderla anche come allegoria;é difficile intenderla come allegoria senza intenderla come poesia. Se in questa ottica poniamo i grandi verseggiatori, Virgilio, Dante, Petrarca (solo per fare pochi nomi ultranoti, almeno alle Scuole di ieri!), senza ombra di dubbio troviamo questa equazione come regola aurea.
E' indiscusso che arte e poesia vanno di pari passo, ma come nel fare versi, così nella pittura, tutto deve essere "mediato" dall'allegoria. Ovvio che altri possono essere gli strumenti mediatori, a secondo dei diversi filoni e delle epoche storiche, ma la strada imboccata, e non da oggi, dal pittore Ricciato è quella maestra.
Si fa capire, perché questa è la sua intenzione. Il suo nuovo figurativo non passa attraverso ermetismi, astrattismi, o cerebralismi... ma attraverso lapalissiane figure, tonalità diffuse, calore intrinseco nella manifestazione segnica e materica.
Apparentemente non si riesce ad intendere - lavoro questo eminentemente da specialista in filosofia e psicologia - come ciò avvenga nell'atto creativo di un qualsiasi artista, ma in realtà è la critica stessa (intendendo non solo gli addetti ai lavori ma anche il fruitore ed il visitatore) che nella sua operazione riesce ad intendere e rendere il "contenuto" sempre come trapassato rispetto alla "forma", presentando la considerazione dell'arte come evento storico. Il fatto è che l'arte (la vera arte) è universale, perciò non può essere occultata dai secoli, ma è un evento storico per il futuro. "Serve nel futuro". In questo senso leggi e protezionismo manifestano il principio dell'indistruttibilità delle opere d'arte... e mi pare giusto! Il punto dunque, è stabilire dove l'arte esiste e in qual grado.
L'artista Damiano Ricciato ha cullato sogni sopra sogni, come l'innamorato insegue la sua ninfa per boschi e lagune, giorno e notte. Non siamo lontani dal credere che, oltre la famiglia, questo sia il suo grande amore: l'arte. Nelle conversazioni traspare questo aspetto "estatico" del suo modo di vivere. Pensa e parla dipingendo.
Mi trovo - confesso - nella impossibilità di poter convincere il lettore che Ricciato è un artista senza presunzione di vincere gli opposti, di fare il filosofo o .. rappresentare la totalità. Ma trovo facile convincere il lettore che Ricciato non tollera "la falsa sintesi" (tra contenuto e forma) senza averla lungamente meditata. E' "l'essenziale" ciò che egli vuol raggiungere ed esprimere nella sua arte. Come sia arrivato alla simbiosi di un nuovo "vedutismo lagunare", per esempio - quanto vasta sia la platea della Scuola veneta, piena di luce e di colore, è noto -, si può vedere da un'opera premiata in campo nazionale: meravigliosa laguna, in cui le vele sono aspirazioni libere, le onde sono brividi e potenza nello stesso tempo, le cupole architettoniche sono pensieri trasparenti nei cieli.
Ricciato ha raggiunto "l'essenziale" che - per legge di eclissi - era stato occultamente abolito e trasposto nel banale, o nell'usuale, da diverse tendenze artistiche di cui noi siamo testimoni e coevi. Se dal contenuto e dalla essenzialità dei temi e degli impegni scendiamo a considerare la tecnica e l'uso dei colori, si può definire il Ricciato un "perfezionista", data la rifinitezza del colore, il gioco delle tonalità e le proporzioni del disegno. Ricciato merita tutto il rispetto della critica, che in verità si è già schierata positivamente, e più larga conoscenza del pubblico e spazio nelle strutture sociali.
Nella sua opera, dunque, si trova l'anello di congiunzione (da cui l'arte diventa maiuscola), che porta la convinzione che il passato non sia sconosciuto, proprio per la sua prefigurazione del futuro: responsabilità di memorie arcaiche ed universali, affidata in eredità ai figli del nostro secolo.

FERNANDO PILLI


 


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